Stai sopravvivendo o stai vivendo davvero?

Gv 6,51-58 In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Nel Vangelo di oggi Gesù pronuncia parole che continuano a scandalizzare anche dopo duemila anni: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.»

E ancora: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna.»

I Giudei rimangono sconvolti. E, se siamo sinceri, probabilmente lo saremmo anche noi.

Perché Gesù non sta parlando semplicemente di religione. Sta parlando di vita.

Di quella vita vera che tutti cercano e che così pochi trovano. La domanda che attraversa tutto il Vangelo di oggi è molto semplice: Tu stai vivendo davvero o stai semplicemente sopravvivendo?

Sazi ma mai soddisfatti

Viviamo in una società che offre continuamente qualcosa da consumare. Video. Serie TV. Musica. Cibo. Social network. Acquisti. Esperienze. Intrattenimento.

Non siamo mai stati così pieni. Eppure non siamo mai stati così affamati.

Hai mai notato una cosa?

Aspetti con ansia qualcosa. Un viaggio. Un acquisto. Un nuovo telefono. Una promozione. Una vacanza. Una relazione.

Pensi che finalmente ti sentirai appagato.

Poi arriva.

E dopo poco tempo quella sensazione svanisce. Allora cerchi qualcos’altro. E poi qualcos’altro ancora.

Dentro ogni uomo esiste un vuoto infinito che nessuna realtà finita può colmare.

È una frase vecchia di secoli.

Ma sembra descrivere perfettamente la nostra generazione.

Abbiamo accesso a quasi tutto. Eppure continuiamo a sentire che manca qualcosa.

Il pane che non sfama

Quando Gesù parla di pane, i suoi ascoltatori pensano subito al cibo. Pensano alla fame fisica.

Gesù invece parla di una fame molto più profonda. La fame di significato. La fame di amore. La fame di appartenenza. La fame di eternità.

Molti giovani oggi stanno bene esteriormente. Hanno un lavoro. Una casa. Degli amici. Degli obiettivi.

Eppure dentro si portano una domanda che raramente confessano: “È tutto qui?”

Lavorare. Guadagnare. Consumare. Dormire. Ripetere.

Per quarant’anni. Cinquanta. Sessanta.

E poi?

È una domanda che la filosofia si pone da sempre. E che il Vangelo oggi affronta senza paura.

Perché Gesù non promette una vita più comoda. Promette una vita più piena.

Cosa stai mangiando ogni giorno?

Il corpo si nutre di cibo. Ma l’anima di cosa si nutre?

Questa è una domanda che facciamo raramente. Eppure è fondamentale.

Se ogni giorno ti nutri soltanto di confronto, inizierai a vivere confrontandoti con tutti.

Se ti nutri soltanto di successo, finirai per misurare il tuo valore dai risultati.

Se ti nutri soltanto di approvazione, diventerai schiavo del giudizio degli altri.

Se ti nutri soltanto di intrattenimento, avrai sempre bisogno di nuove distrazioni per non ascoltare ciò che hai dentro.

Ciò che consumiamo finisce per costruirci. Molto più di quanto immaginiamo.

Per questo Gesù non dice semplicemente: “Pensate a me.”

Dice qualcosa di molto più forte: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.»

È il linguaggio della comunione. Dell’intimità. Della relazione.

Il contrario dell’individualismo

Viviamo in una cultura che ci insegna continuamente una cosa: “Basta a te stesso.” “Non dipendere da nessuno.” “Costruisci la tua felicità da solo.” “Salvati da solo.”

Ma il Vangelo racconta qualcosa di completamente diverso.

Nessuno si salva da solo. Nessuno vive davvero da solo. Nessuno cresce da solo.

La vita nasce sempre da una relazione. Un figlio nasce da una relazione. Un’amicizia nasce da una relazione. L’amore nasce da una relazione. Perfino la fede nasce da una relazione.

E Gesù oggi ci dice una cosa sconvolgente: la vita eterna non è prima di tutto un luogo. È una relazione. È vivere uniti a Lui.

La differenza tra esistere e vivere

Esistono persone che hanno vent’anni e hanno già smesso di sognare.

Esistono persone che hanno trent’anni e vivono già in modalità automatica.

Esistono persone che hanno quarant’anni e passano le giornate aspettando il weekend.

Esistono persone che hanno sessant’anni e si accorgono di aver rincorso cose che non hanno mai riempito davvero il cuore.

Si può essere biologicamente vivi e interiormente spenti.

È questo il grande rischio.

Gesù oggi non parla semplicemente della vita dopo la morte. Parla della vita prima della morte. Di quella vita piena che inizia qui.

Ora. Oggi.

Quando smettiamo di cercare nel mondo ciò che soltanto Dio può donarci.

Forse allora il Vangelo di oggi ci lascia una domanda molto concreta.

Quando ti senti vuoto… Quando ti senti perso… Quando senti che manca qualcosa…

Dove vai a cercare nutrimento?

Perché tutti abbiamo fame.

La differenza è dove scegliamo di saziarla.

Molti passano la vita mangiando cose che non possono nutrire davvero il cuore.

Gesù oggi si presenta come il Pane vivo.

Non una teoria. Non una morale. Non un insieme di regole.

Ma una presenza capace di riempire quella fame profonda che nessun successo, nessun denaro e nessuna approvazione riusciranno mai a colmare completamente.

La domanda più importante non è se hai fame. Tutti ce l’abbiamo.

La domanda è: di che cosa stai nutrendo la tua anima?

Coraggio, Dio ti ama..


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