Hai conosciuto Dio o solo l’idea che ti sei fatto di Lui?

Mc 12,35-37 In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”. Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

Il Vangelo di oggi è uno di quei brani che rischiamo di leggere velocemente e archiviare come una discussione teologica tra Gesù e gli scribi. In realtà, sotto la superficie, nasconde una delle domande più profonde che un uomo possa porsi: Chi è davvero Gesù per me?

Gli scribi erano persone preparate. Conoscevano le Scritture, le profezie, le tradizioni. Avevano studiato per tutta la vita. Eppure Gesù li mette in crisi con una semplice domanda. Come può il Messia essere contemporaneamente figlio di Davide e Signore di Davide?

Sembra un dettaglio tecnico. Ma il punto non è quello.

Gesù sta dicendo: “Siete sicuri di aver capito chi è Dio?”

E questa domanda arriva fino a noi.

Il Dio che ci siamo costruiti

Spesso il problema non è che non crediamo in Dio. Il problema è che crediamo in una versione di Dio costruita dalla nostra mente.

Ci facciamo un’immagine di Lui e poi passiamo la vita a confrontare quella immagine con la realtà.

Quando coincidono, va tutto bene. Quando non coincidono, andiamo in crisi.

Forse Dio per te è quello che risolve i problemi. E allora quando arriva una malattia, una delusione o una porta che si chiude, inizi a chiederti dove sia finito.

Forse Dio per te è quello che premia i buoni. E allora quando vedi persone oneste soffrire e persone disoneste prosperare, qualcosa dentro si rompe.

Forse Dio per te è una presenza rassicurante che dovrebbe rendere tutto più semplice. E invece scopri che seguire il Vangelo a volte rende le cose più complicate, non più facili.

Il paradosso di chi pensa di sapere

Il filosofo greco Socrate diceva che la vera sapienza inizia quando l’uomo riconosce di non sapere.

È una frase che sembra lontana dal Vangelo, ma in realtà è vicinissima a ciò che accade oggi.

Gli scribi pensavano di sapere già tutto sul Messia. Per questo non riescono a riconoscerlo quando si presenta davanti a loro.

E noi?

Quante volte pensiamo di sapere già chi siamo, come deve essere la nostra vita, cosa ci renderà felici?

A vent’anni siamo convinti che la felicità sia raggiungere certi obiettivi.

A trenta magari pensiamo che sarà trovare stabilità.

A quaranta scopriamo che molte delle cose che desideravamo non hanno riempito il vuoto che immaginavamo.

La vita ci insegna continuamente che sapere qualcosa e comprenderla davvero sono due cose molto diverse.

La generazione che sa tutto ma capisce poco

Per molti giovani il problema oggi non è la mancanza di informazioni.

Ne abbiamo troppe.

Possiamo cercare qualsiasi risposta in pochi secondi. Possiamo guardare tutorial su qualsiasi argomento. Possiamo ascoltare esperti che ci spiegano come vivere, lavorare, investire, allenarci, amare.

Eppure siamo spesso più confusi delle generazioni che ci hanno preceduto.

Perché conoscere delle informazioni non significa conoscere la verità.

Puoi sapere tutto sull’amore e non aver mai amato davvero.

Puoi leggere cento libri sulla felicità e continuare a sentirti vuoto.

Puoi conoscere il Vangelo a memoria e non aver mai incontrato Cristo.

Dio non è un concetto

E forse è proprio questo che Gesù vuole dire agli scribi.

Non basta sapere delle cose su Dio. Bisogna lasciarsi incontrare da Lui. Perché Dio non è un concetto da studiare. Non è una teoria filosofica. Non è una risposta pronta da utilizzare quando serve.

È una presenza viva che continua a sorprendere, a spiazzare, a rompere i nostri schemi.

La folla, dice il Vangelo, lo ascoltava volentieri. E forse lo ascoltava volentieri proprio perché Gesù non dava risposte prefabbricate. Apriva domande. Faceva crollare false certezze.

Costringeva le persone a guardare più in profondità.

La domanda che cambia tutto

Forse oggi la domanda non è: “Credo in Dio?”

Forse la domanda è più scomoda: “Sto cercando Dio o sto cercando soltanto una conferma delle idee che mi sono già fatto?”

Perché esiste una fede che ci tranquillizza e una fede che ci trasforma.

La prima ci lascia esattamente come siamo. La seconda ci cambia la vita.

E quasi sempre il cambiamento inizia quando troviamo il coraggio di ammettere che Dio è molto più grande delle immagini che ci siamo costruiti di Lui.

Dio non vuole diventare un’idea nella tua testa. Vuole diventare una presenza nella tua vita.

Coraggio, Dio ti ama.


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