Mt 28,16-20 In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Oggi la Chiesa celebra l’Ascensione del Signore. Gesù sale al cielo davanti ai discepoli. E se ci pensi bene, la scena è stranissima.
Dopo averlo seguito per anni, dopo aver lasciato tutto per lui, dopo aver visto miracoli, resurrezioni, tempeste calmarsi… adesso Gesù se ne va.
E il Vangelo dice una cosa molto umana: «Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono».
Dubitarono.
Anche lì. Anche dopo tutto.
E questa frase è importantissima per noi.
Perché spesso pensiamo che la fede vera sia non avere più dubbi, non sentirsi mai lontani da Dio, non attraversare momenti di confusione.
Ma non è così.
Perfino i discepoli, davanti a Gesù risorto, avevano ancora dentro paura, fatica, interrogativi.
E forse è proprio questo il punto dell’Ascensione: i discepoli devono imparare a vivere senza avere Gesù davanti agli occhi.
Ed è esattamente quello che viviamo anche noi.
Perché ci sono momenti in cui Dio sembra vicino. E altri in cui sembra sparito.
Momenti in cui preghi e senti pace. E altri in cui parli… e ti sembra che nessuno risponda.
Momenti in cui pensi: “Dio dov’è adesso?”
Pietro quella domanda l’ha vissuta davvero.
Aveva promesso a Gesù: “Non ti abbandonerò mai”. Poi, nel momento più difficile, lo rinnega tre volte. Immagina il peso che si portava dentro dopo la croce. Probabilmente pensava: “Ho tradito proprio la persona che amavo di più”. Eppure Gesù non lo elimina dalla sua vita. Lo ricostruisce.
Tommaso invece vive un’altra forma di lontananza. Gli altri dicono: “Abbiamo visto il Signore”. Lui no. E allora esplode: «Se non vedo, non credo».
Che è una frase modernissima. Perché anche noi spesso diciamo: “Se Dio c’è, perché non lo sento?” “Perché non interviene?” “Perché lascia che succedano certe cose?”
Tommaso non viene scartato per i suoi dubbi. Gesù gli va incontro.
Poi c’è Giovanni. Forse il discepolo più silenzioso. Non fa grandi discorsi. Non promette cose enormi. Ma sotto la croce resta. E questa è una delle immagini più forti del Vangelo.
Perché quando tutto sembra finito, quando gli altri scappano, quando Dio sembra aver perso… lui resta lì.
E forse la fede adulta assomiglia più a Giovanni che a tante sicurezze spirituali che immaginiamo. Perché diciamoci la verità: ci sono momenti in cui ci sentiamo traditi da Dio.
Quando una relazione finisce nonostante tu abbia pregato tanto. Quando perdi qualcuno. Quando la tua vita non prende la direzione che speravi. Quando ti senti solo proprio nel momento in cui avevi bisogno di sentirlo vicino.
E lì nasce una domanda durissima: “Dio… perché?” I discepoli hanno vissuto esattamente questo.
Loro pensavano che Gesù avrebbe sistemato tutto subito. E invece si ritrovano davanti a una croce, alla paura, al silenzio.
Anche loro si saranno sentiti confusi. Anche loro avranno pensato: “Abbiamo lasciato tutto… e adesso?”
L’Ascensione allora non è un addio freddo. È il momento in cui i discepoli devono smettere di vivere una fede basata solo sulla presenza visibile.
Devono imparare a fidarsi anche quando non vedono tutto chiaramente. Ed è qui che inizia la settimana che porta alla Pentecoste.
Una settimana di attesa.
E l’attesa è una delle cose che noi sopportiamo meno.
Perché vorremmo sempre: risposte immediate, chiarezza immediata, soluzioni immediate.
Ma Dio spesso lavora nel tempo.
Allora cosa fai quando senti Dio lontano?
La prima tentazione è scappare. Riempirti di rumore.
Chiuderti. Diventare cinico. Convincerti che non serva più credere.I discepoli avrebbero potuto farlo.
Pietro poteva tornare a pescare e basta. Tommaso poteva chiudersi nel suo dubbio. Giovanni poteva arrendersi davanti alla croce.
E invece restano. Fragili. Confusi. Imperfetti.
Ma restano.
Forse questa è una delle cose più importanti della fede: non smettere di restare anche quando non capisci tutto.
Perché Dio non è assente solo perché in questo momento non riesci a sentirlo.
E spesso le stagioni in cui ti senti più abbandonato… sono quelle in cui stai crescendo di più.
Poi Gesù dice: «Andate e fate discepoli tutti i popoli».
Ed è incredibile.
Affida una missione enorme a persone ancora piene di dubbi. Come a dire: non devi essere perfetto per portare qualcosa di vero nel mondo.
E forse oggi insegnare il Vangelo non significa fare grandi discorsi.
Significa vivere in modo diverso. Restare umano in un mondo freddo. Restare fedele in un mondo superficiale. Restare vero in un mondo pieno di maschere.
L’Ascensione allora non significa che Gesù ti ha lasciato.
Significa che adesso ti chiede di imparare a riconoscerlo anche quando non è tutto chiaro.
E forse la fede più vera non nasce quando senti sempre Dio vicino.
Nasce quando continui a cercarlo anche nei giorni in cui ti sembra lontanissimo.
Coraggio, Dio ti ama.
Gesù non ti ha lasciato solo. Ti ha lasciato una missione.
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