Perché oggi facciamo fatica a chiedere aiuto

Gv 16,23b-28 In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Nel Vangelo di oggi Gesù dice una frase semplicissima: «Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena».

Eppure, se ci pensi davvero, una delle cose più difficili oggi è proprio questa: chiedere.

Non chiedere cose superficiali. Quello lo facciamo continuamente.

Chiediamo informazioni, favori, consigli veloci, conferme.

Ma chiedere davvero aiuto… quello no.

Viviamo in un mondo dove tutti sembrano forti.

Tutti sicuri. Tutti indipendenti. Tutti in controllo.

E allora impariamo presto una regola non scritta: non mostrare troppo le tue fragilità.

Se stai male, dici: “tutto bene”. Se sei confuso, fai finta di avere un piano. Se una relazione ti sta distruggendo, sorridi e vai avanti. Se sei stanco mentalmente, continui a riempirti di cose da fare.

Perché chiedere aiuto oggi viene quasi vissuto come una sconfitta.

Eppure è assurdo.

Mai come oggi siamo circondati da persone, contenuti, connessioni. E mai come oggi così tante persone soffrono da sole.

Per orgoglio. Per paura. Per vergogna.

Ci sono ragazzi che stanno crollando interiormente e nessuno lo sa.

Continuano a uscire, lavorare, pubblicare storie, fare battute… ma dentro sono esausti.

Persone che non chiedono aiuto non perché non ne abbiano bisogno.

Ma perché hanno paura di sentirsi: deboli, pesanti, non abbastanza.

E allora facciamo una cosa molto moderna: preferiamo anestetizzarci piuttosto che aprirci davvero.

Scrolliamo il telefono per ore invece di affrontare quello che abbiamo dentro. Riempiano il tempo pur di non fermarci. Cerchiamo distrazioni continue perché il silenzio inizierebbe a parlare.

Ma c’è anche un altro problema.

Oggi non solo facciamo fatica a chiedere. Spesso pensiamo che tutto ci sia dovuto.

Relazioni sane senza imparare ad amare. Risultati senza disciplina. Pace senza cambiare vita.

Vogliamo raccogliere senza seminare.

E allora la preghiera rischia di diventare una cosa stranissima: non un dialogo vero con Dio, ma una richiesta continua che Lui benedica i nostri piani.

Quante volte preghiamo così?

“Dio, fai funzionare questa relazione.” Ma magari quella relazione ci sta consumando lentamente.

“Dio, fammi ottenere questo lavoro.” Ma forse quel lavoro ci allontanerebbe completamente da noi stessi.

“Dio, fammi stare bene.” Ma senza voler affrontare ciò che ci sta facendo male davvero.

E qui il Vangelo di oggi diventa profondissimo.

Perché Gesù non dice semplicemente: “chiedete”. Dice: «Chiedete nel mio nome».

Che significa una cosa enorme: non chiedere a Dio di approvare tutto quello che hai già deciso.

Ma chiedere entrando nella sua logica. Che è molto diversa dalla nostra.

Noi spesso chiediamo: successo, controllo, conferme, soluzioni immediate.

Dio invece guarda più in profondità.

Guarda: chi stai diventando, quanto sei libero davvero, quanto sai amare, quanto sei vero.

Per questo a volte le preghiere più importanti non sono: “fammi ottenere questa cosa”. Ma: “fammi capire cosa mi sta facendo bene davvero”. “Dammi il coraggio di lasciare ciò che mi distrugge.” “Fammi diventare una persona più vera.” “Liberami dal bisogno continuo di approvazione.”

Poi Gesù chiude con una frase bellissima: «Il Padre stesso vi ama».

E forse tanti oggi hanno bisogno di sentirsi dire proprio questo.

Perché molti vivono il rapporto con Dio come se dovessero meritarsi il suo amore.

Come se dovessero convincerlo ad ascoltarli.

Ma Gesù dice il contrario: Dio non ti ama dopo che hai sistemato la tua vita.

Ti ama adesso.

Nel caos. Nella confusione. Nella fragilità che nascondi a tutti.

Forse allora il problema non è che Dio non risponde.

Forse il problema è che passiamo la vita chiedendo cose che servono al nostro ego… invece di chiedere ciò che può salvare davvero il nostro cuore.

E forse la vera forza non è farcela sempre da soli.

Forse la vera forza è avere finalmente il coraggio di chiedere aiuto.

Coraggio, Dio ti ama.


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