Gv 16,5-11 In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».
Nel Vangelo di oggi Gesù dice una frase che, sinceramente, quasi nessuno vorrebbe sentirsi dire nel momento sbagliato: «È bene per voi che io me ne vada».
Ma come può essere un bene perdere qualcosa?
Perché quando perdiamo una persona, una relazione, una sicurezza, un equilibrio… la prima cosa che sentiamo è vuoto. E il vuoto ci spaventa da morire.
I discepoli fanno esattamente quello che facciamo noi.
Gesù parla, ma loro non ascoltano davvero quello che sta dicendo. Dice il Vangelo che “la tristezza ha riempito il loro cuore”.
Ed è umano.
Perché anche noi, quando qualcosa finisce, spesso vediamo solo quello che stiamo perdendo. Una relazione che si rompe. Un’amicizia che cambia. Un lavoro che non senti più tuo. Una fase della vita che non torna più.
E allora ci aggrappiamo.
Restiamo attaccati a persone che ci stanno spegnendo solo per paura di restare soli. Continuiamo lavori che ci consumano perché cambiare ci terrorizza. Teniamo in piedi situazioni finite da mesi… solo perché non accettiamo che siano finite davvero.
Il problema è che noi interpretiamo ogni perdita come una tragedia.
Gesù invece oggi apre una prospettiva completamente diversa: e se alcune cose dovessero finire proprio per salvarti?
E se quel vuoto non fosse una punizione… ma uno spazio che deve liberarsi?
Però qui arriva la parte difficile.
Perché noi non sappiamo più stare male.
Appena sentiamo dolore, facciamo qualunque cosa pur di anestetizzarlo. Finisce una relazione? Dating app, nuove chat, nuove attenzioni. Subito.
Ti senti vuoto? Serie TV fino alle due di notte, video continui, telefono in mano anche mentre mangi.
Hai una giornata pesante? Shopping compulsivo, cibo, distrazioni, rumore.
Qualsiasi cosa pur di non restare in silenzio.
Il problema non è usare un telefono, uscire o distrarsi ogni tanto. Il problema è quando non riesci più a stare un attimo da solo con te stesso.
Quando hai bisogno di rumore continuo per non sentire quello che hai dentro.
E allora succede una cosa assurda: siamo pieni di stimoli… ma sempre più persi.
Gesù oggi parla anche dello Spirito che “dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato”.
Ed è una frase fortissima.
Perché oggi nessuno vuole più sentirsi dire che qualcosa gli sta facendo male davvero. Viviamo in una cultura dove tutto deve essere giustificato.
Se una cosa ti fa stare bene nell’immediato, allora va bene. Se tutti lo fanno, allora è normale.
E così iniziamo a chiamare libertà ciò che spesso è solo dipendenza.
Dipendenza da approvazione. Da contenuti. Da pornografia. Da relazioni superficiali. Dal bisogno continuo di sentirci desiderati.
E guai a dirlo.
Perché oggi il problema non è vivere male. Il problema è che nessuno deve fartelo notare.
Ma Gesù non è venuto per lasciarti comodo. È venuto per riportarti alla verità.
E la verità, all’inizio, spesso fa male.
Perché ti obbliga a guardare cose che normalmente copri con distrazioni e abitudini.
Ti obbliga a chiederti: questa cosa mi sta dando vita… o mi sta lentamente svuotando?
Poi però il Vangelo finisce con una frase enorme: «Il principe di questo mondo è già condannato».
Tradotto: il male sembra fortissimo… ma non ha l’ultima parola.
E questa è una cosa che tanti giovani oggi hanno disperatamente bisogno di sentirsi dire.
Perché ci sono persone che si sentono troppo rotte per ricominciare. Troppo confuse. Troppo ferite. Troppo dipendenti da qualcosa.
Persone che sorridono fuori e dentro pensano: “ormai sono fatto così”.
Gesù oggi dice il contrario.
Dice che il male può ferirti. Può confonderti. Può farti perdere tempo, relazioni, pace.
Ma non può definirti per sempre.
E forse allora il punto non è evitare ogni dolore.
Forse il punto è capire quali dolori ti stanno distruggendo… e quali invece ti stanno trasformando.
Perché alcune cose, per far nascere qualcosa di vero, devono finire davvero.
E forse il vuoto che stai cercando di riempire continuamente… è esattamente il posto dove Dio vuole entrare.
Coraggio, Dio ti ama.